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Influenza h1n1: Commenti, analisi, opinioni

Re: Incontro pubblico a Verona sull' influenza

Re: Incontro pubblico a Verona sull' influenza

Errori di valutazione ci possono sempre essere visto che al suo emergere un patogeno - e l'influenza data la sua intrinseca variabilità antigenica e genetica e' fra quelli meno prevedibili - causa una immediata ondata di paura fra la popolazione e fra il personale sanitario in prima linea durante l'emergenza.

Obiettivamente, l'OMS NON POTEVA DIRE che si trattava di una forma di influenza benigna poichè non disponeva di dati sufficienti per farlo.

Lo scenario presentatosi in Messico un anno fa non era dei migliori: migliaia di persone ricoverate in ospedale con polmoniti gravi, persone giovani e senza patologie pregresse, un virus isolato che non risultava fra i recenti, almeno nelle ultime decadi.

La reattività delle difese immunologiche nei confronti dei virus influenzali non è totalmente chiara, e sebbene la seroprevalenza di anticorpi specifici fosse stata individuata in pochi individui, nati prima del 1950, l'impatto del virus H1N1 2009 non ha superato - almeno finora - i livelli delle pandemie del XX secolo, probabilmente perchè ci sono meccanismi immunologici non ancora individuati che agiscono a protezione anche dei piu' giovani con una memoria anticorpale meno ampia.

Le caratteristiche anatomo-patologiche dei danni a carico dei polmoni dovuti all'infezione da questo virus H1N1 2009 sono risultate piu' simili a quelli dovuti all'influenza aviaria che a quelli provocati dai ceppi stagionali, specie appartenenti al sottotipo A/H3N2.

Il rapido deterioramento delle condizioni di salute dei pazienti colpiti da forme gravi di infezione da virus H1N1 pandemico, la difficoltà a mantenere l'ossigenazione del sangue, la pervietà delle basse vie respiratorie, lo sviluppo di complicanze a carico del fegato, dei reni, la sovrinfezione batterica ha sicuramente avuto il suo peso nella valutazione del rischio da parte dell'OMS.

Il virus H1N1 2009 è ancora là fuori in attesa di fare il ''secondo giro'' durante l'inverno australe e accumulare mutazioni antigeniche e genetiche; quali saranno e che impatto avranno sulla trasmissibilità e virulenza non è possibile stabilirlo a priori.

Vaccini e farmaci possono fare la differenza, specie nelle popolazioni giovani nei paesi in via di sviluppo e anche nelle sovraffollate comunità urbane occidentali.

Una dose di vaccino costa di piu' o di meno di un mese di terapia intensiva?

Oppure, quante persone si possono immunizzare con i soldi risparmiati dall'utilizzo di un letto in terapia intensiva per un mese?

L'origine del virus H1N1 2009 potrebbe non essere mai chiarita; sia che il virus provenga da riassortimenti in esseri umani, oppure negli enormi allevamenti industriali nordamericani o dalla fuga inconsapevole da un laboratorio, il risultato per noi è lo stesso: rimane il rischio, potenziale, di future ricorrenze epidemiche per cui è bene restare all'erta, preparati e possibilmente non ostaggio dei management delle multinazionali, anche attraverso un rafforzamento della leadership politica e del prestigio delle istituzioni accademiche e chi le rappresenta.
 
Re: Incontro pubblico a Verona sull' influenza

Re: Incontro pubblico a Verona sull' influenza

Aprile 2009. Sulle pagine dei giornali comincia a circolare la notizia di un nuovo tipo di influenza che si sta diffondendo dal Messico agli Stati Uniti. In pochi giorni le informazioni si moltiplicano. Il nuovo virus, H1N1, ha raggiunto venti paesi di quattro continenti e l?Organizzazione Mondiale della Sanit? (Oms) alza il livello di allerta da tre a cinque, per poi portarlo a sei - il massimo - nei primi di giugno. Comincia cos? la fiera delle dichiarazioni e delle smentite da parte dei ministeri sulla pericolosit? del virus e sui piani di azione per contrastarlo. Oggi, a un anno dalle prime notizie, tra i cittadini si diffonde la sensazione di un allarme ingiustificato, mentre l?Oms rende pubbliche le cifre ufficiali della pandemia: 214 paesi hanno confermato casi di contagio per un totale di 17.798 morti. Per fare chiarezza sulle decisioni prese a livello nazionale e internazionale, la rivista Dialogo sui farmaci ha organizzato la conferenza Epicrisi, tenutasi lo scorso 13 aprile a Verona. Galileo ha intervistato il direttore Massimo Valsecchi.

Dottor Valsecchi, perch? parlare di H1N1 quando non fa pi? paura?
?Nel nostro paese manca la consuetudine di analizzare a posteriori gli eventi rilevanti sia per il Sistema sanitario nazionale, sia per l?opinione pubblica. L?assenza di un metodo di analisi critica delle gestioni ? un grande limite culturale e scientifico che ci impedisce di imparare dall?esperienza e di evitare di ricadere sempre negli stessi errori?.

Qual ? la considerazione pi? importante emersa dal forum?
?Che chi ha la responsabilit? di definire le strategie sanitarie non ? in grado di stimare l?entit? del rischio. Questa ? una considerazione che avevamo gi? maturato in eventi di minor portata, come l?epidemia di meningite nella provincia di Treviso, ed ? un dato di fatto che va tenuto ben presente quando si mette a punto una strategia di comunicazione?.

In che modo?
?La popolazione non sopporta che siano spacciate per certe le informazioni che poi vengono sistematicamente smentite dai fatti. Nel caso dell?H1N1 c?? stata la mancanza di un piano di comunicazione assennato da parte del Ministero. Dichiarare che l?epidemia arriver? il tal giorno, per esempio, ? l?aberrazione del pensiero scientifico perch? vuol dire non averne capito i meccanismi profondi: si lavora per errori, si fanno stime, si calcolano probabilit?. Come diceva l?epidemiologo Geoffrey Rose, chi si occupa di medicina ha l?obbligo di spiegare continuamente al pubblico quanto poco sappiamo. Il problema non ? dei modelli, che sono fatti per sbagliare, anche se ogni volta in misura minore di quella precedente. Il punto ? non prenderli come verit? rivelate?.

Quali altri errori sono stati commessi?
?Non ci ? mai scusati. Anzi: ogni dichiarazione smentita ? stata rimpiazzata da un?altra verit? assoluta. Il risultato? Basta pensare alla questione dei vaccini, i cui risvolti sono tragici: sono state somministrate 900.000 dosi contro gli oltre dieci milioni distribuiti. E c?? stata una bassa copertura proprio nella fascia di popolazione che sarebbe stato opportuno vaccinare. In Italia si stima che si siano infettati 4,5 milioni di persone. Quelli ricoverati con sindrome da stress di polmonite virale sono stati 450 e sono morte 243 persone, un numero non piccolo. Di queste, la maggior parte presentava una condizione di rischio?.

Bisognava vaccinarsi di pi??
?Per fortuna ? stata un?epidemia poco letale, ma resta il fatto che chi poteva essere efficacemente vaccinato non lo ? stato. Il perch? va ricercato anche negli errori della comunicazione. Tanto per cominciare, per la questione delle dosi di vaccini, i media hanno alimentato l?ipotesi del complotto e la gente ha pensato subito a una truffa. Nessuno, poi, si ? preoccupato di fare controinformazione almeno per le due grandi leggende sul contenuto di mercurio e sullo squalene, un adiuvante della risposta immunitaria che si utilizza da pi? di dieci anni qui in Italia. Il Ministero avrebbe dovuto intercettare questi due problemi e fare una campagna mirata.?.

La pandemia non ? finita perch? il virus non ? stato annientato e continua a circolare. Come pensa che dovrebbe essere affrontato l?argomento ora?
?Le rispondo con un esempio. L?Oms ha inserito H1N1 tra i virus coperti dal prossimo vaccino. Quando cominciare la profilassi, per?, ? questione tutt?altro che semplice, perch? le influenze hanno tempi di comparsa sfalsati di due-tre mesi. ? difficile stabilire cosa fare ed ? importante che la gente lo sappia. Tutti sanno che la meteorologia pu? sbagliare e nessuno si scandalizza se non piove all?ora prevista. Non abbiamo l?onnipotenza sulla predizione. Questo messaggio ? antiscientifico, falso e pericoloso?.

http://www.galileonet.it/primo-piano/12638/h1n1-le-colpe-dei-media
 
Influenza, guai abbassare la guardia

Influenza, guai abbassare la guardia

Della Cioppa, scopritore del vaccino anti H1-N1: Il rischio di pandemia resta alto?
Tra i cervelli in fuga dalla Campania, un napoletano doc Giovanni Della Cioppa, pap? del vaccino H1N1, ? di passaggio nei giorni scorsi a Napoli. Laureato in Medicina e chirurgia presso l'Universit? Federico II, successivamente si ? specializzato in Medicina interna e si ? infine specializzato di Medicina farmaceutica. Della Cioppa mette in guardia sul virus influenzale che si svilupper? l'anno prossimo "il cui vaccino ? quasi ultimato e che sar? consigliato per gli over 65 e le categorie a rischio e su cui sar? necessario prepararsi e informarsi e informare le persone. Al momento, non siamo pronti.
Mauro Tonetti

Diciottomila vittime in tutto il mondo, diecimila solo negli Stati Uniti, l'influenza suina in Italia ha provocato 245 vittime, di cui il 41,6 per cento ? di sesso femminile. "Abbiamo corso un pericolo molto serio ? spiega Della Cioppa ? la pandemia ? stata un rischio reale, dalla portata incalcolabile. Il genoma del virus si ? mutato, le conseguenze non sarebbero state facilmente risolvibili, per fortuna la virulenza ? stata contenuta. In ogni caso, l'H1N1 ? riuscita a colpire categorie solitamente protette, come donne in stato di gravidanza e bambini. Questo, nonostante vi sia stata una collaborazione senza precedenti tra case farmaceutiche, governi nazionali e autorit? sanitarie". Della Cioppa ha svolto ricerche in Svizzera negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Ora dirige a Siena la ricerca clinica di Novartis Vaccines, unico centro italiano in cui si ricercano, producono e commercializzano i vaccini (seconda azienda mondiale con oltre 53 milioni di dosi antinfluenzali prodotte contro l'influenza). Oltre cinquecento gli studiosi, suddivisi in venti gruppi di lavoro, di cui uno ad hoc per l'H1N1, nella sede toscana, che ha prodotto i tre antidoti al virus influenzale per l'Europa e l'America Latina.


ANALISI DEI DATI

C'? spazio per analizzare le cause dello stato d'allarme che ha paralizzato l'Italia nei mesi precedenti, a fronte di risultati modesti, in termini di vittime e contagio. Spiega Della Cioppa: "La categoria medica non ? stata in grado di indirizzare i cittadini, anzi in alcuni casi complicando la situazione ? come il consenso scritto dell'interessato per la somministrazione del vaccino ? Ci siamo concentrati sulla generazione del vaccino, molto meno dell'aspetto comunicativo, peccando di presunzione. Si deve intervenire prima di una pandemia, non fronteggiarla in corso d'opera. Per fare questo, ? necessario formare la classe medica, ma anche i media. Ora per? possono sfatarsi alcuni luoghi comuni. Il vaccino contro l'H1N1 ? un normale antidoto antinfluenzale, con l'aggiunta di un adiuvante, l'MF59, presente in molti farmaci, alcuni sul mercato da oltre dieci anni, che non presenta particolari controindicazioni, come mostrano le sperimentazioni che abbiamo condotto. Anzi, con l'MF59 ? cresciuta la capacit? di copertura che era in grado di fornire il vaccino.".
Il ricercatore, che lavora per la Novartis, smentisce categoricamente che le case farmaceutiche abbiano alimentato il grido d'allarme sul virus influenzale, al fine di produrre pi? vaccini, la cui maggior parte non ? stata utilizzata. "Si tratta di una teoria che non sta in piedi. Se nel 2011 si verificassero le stesse condizioni che possano far presumere una pandemia e che hanno messo e mettono tuttora in allerta l'Organizzazione mondiale per la Sanit?, ci comporteremmo nello stesso modo, producendo il numero di vaccini che riterremmo opportuno".
La ricerca clinica occupa l'85 per cento della fase di sperimentazione di un vaccino. "Non tutti sono a conoscenza che alle spalle c'? un lavoro enorme ? racconta il ricercatore della Novartis - il vaccino contro l'H1N1 ? stato testato negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in America Latina. Durante la ricerca clinica, la reazione al farmaco ? sempre probabilistica. Abbiamo bisogno di migliaia di volontari, soprattutto di far capire alla gente quanto sia complicato comprendere gli effetti del vaccino in persone che non presentano patologie". Il centro senese ? ora impegnato nella produzione di antidoti contro il meningococco e l'encefalite giapponese, mentre ? allo studio, sempre contro l'influenza, un vaccino prodotto nelle cellule, metodo alternativo all'utilizzo di uova.
L'analisi di Della Cioppa si sposta sulla salute della ricerca in Italia. Note dolenti, tra taglio delle risorse e deficienza delle strutture. "Dobbiamo creare un Polo della ricerca per colmare l'enorme differenza con i principali stati, europei e dall'altro lato del Continente ? lamenta il ricercatore ? Nel centro che dirigo a Siena ho l'obiettivo di formare un gruppo di lavoro composto di met? italiani e met? stranieri. Solo cos? si apprendono altri saperi e metodiche di lavoro". Per il direttore di Novartis Vaccines, l'industria farmaceutica italiana, tra licenziamenti e contrazione negli investimenti, sta segnando pericolosamente il passo: "Un pericolo che, assieme alla logica clientelare che domina il nostro Paese, mina la qualit? del lavoro della ricerca, clinica e di base. In medicina c'? un forte conflitto d'interesse ? aggiunge ? professionisti e industrie farmaceutiche vanno giudicate secondo il lavoro svolto, mentre il rapporto tra costi e ricavi si pu? valutare solo nel lungo periodo. Di sicuro, ora paghiamo una mancata politica a medio- lungo termine. Lo stesso rischio che corre la futura generazione.

http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=596509&KeyW=
 
Re: Influenza, guai abbassare la guardia

Re: Influenza, guai abbassare la guardia

Il vaccino stagionale per la profilassi dell'influenza sar? quest'anno diverso da quello a cui siamo stati abituati da tanti anni: ci sar? anche il virus H1N1 2009 pandemico, assieme al tradizionale sottotipo A/H3N2 e al tipo B.

Al momento non ? chiaro se il vaccino sar? appunto ''trivalente'' nel senso che in una unica fiala saranno contenuti tutti e tre i ceppi oppure vi saranno due fiale, una per i virus ''stagionali'' e una per quello pandemico.

In ogni caso, non vedo per quale motivo dovrebbe essere consigliata l'immunizzazione soltanto per gli over 65.

L'influenza pandemica non ha colpito che una frazione relativamente piccola della popolazione suscettibile (quella nata dopo la met? degli anni 50, mai esposta a ceppi di influenza A che hanno prodotto negli individui anticorpi in grado di reagire anche col virus H1N1 2009); in questo senso - specie se giovani adulti - il vaccino specifico potrebbe aiutare a proteggere dall'infezione che - sebbene nella stragrande maggioranza dei casi ? benigna e autolimitante - raramente pu? causare forme di polmonite particolarmente gravi e dall'esito anche mortale.

Il problema italiano ha molto a che fare con l'informazione di massa, o a dire il vero, la mancanza di essa: se di vaccini monovalenti pandemici ne sono stati inoculati meno di un milione di dosi un motivo pure ci sar?, ed ? da ricercarsi nella totale mancanza di informazioni utili ai cittadini per comprendere i rischi e i benefici derivanti dalla malattia, dal vaccino e dalle cure antivirali, tanto per dire.

Lo stato italiano ? avaro di fondi per la ricerca; e anche i privati non amano molto investire il denaro in questo settore.

Non si capisce come mai infatti alcune aree industriali di grande valore stanno per essere ridimensionate quando non del tutto smantellate: tanto per citare due casi, un importante centro di ricerca nel veronese e la importante realt? di Pomezia, nei pressi di Roma, che ospita la produzione di farmaci antibiotici, esportati in tutto il mondo.

Un vaccino influenzale tradizionale ? difficile dire che sia stato ''scoperto'': quello monovalente pandemico non ? niente di nuovo dal momento che ? composto dall'antigene intero o frammentato a sconda delle formulazioni: una tecnica usata da moltissimo tempo.

Semmai pu? esserci qualche innovazione nell'uso di sostanze immunostimolanti, adiuvanti.

Per parlare di vera innovazione si dovrebbero presentare vaccini in grado di garantire una protezione piu' ampia, nei confronti di ceppi non omologhi a quello vaccinale.

Ma questa ? una storia diversa e per il momento non ci interessa. (IOH)
 
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