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Influenza, Pronto soccorso in crisi

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    Emergenza per la sanità milanese

    MILANO - Fino a 7 ore d’attesa per essere visitati. Il picco di influenza si trasforma (ancora una volta) nella Caporetto dei Pronto soccorso. Presi d’assalto, intasati, impotenti davanti all’onda d’urto dei pazienti, oltre mille solo ieri a metà pomeriggio nei principali ospedali di Milano. Sono malati che rimangono in attesa di una visita per ore e spesso non riescono, neppure in caso di bisogno, a essere smistati nei reparti di Medicina. Anche le corsie, infatti, scoppiano. E fuori si moltiplicano le ambulanze in coda: i lettini per sbarellare i pazienti non bastano, i mezzi di soccorso aspettano fino a 3 ore consecutive prima di riuscire a ripartire. È la fotografia scattata dalla Società di medicina d’Emergenza e Urgenza della Lombardia (Simeu): «Il Pronto soccorso affollato è sempre segno di un ospedale pieno - spiega Maria Antonietta Bressan, presidente Simeu -. Senza posti letto liberi per il ricovero in urgenza, i pazienti possono restare nei Pronto soccorso anche per 12 ore». Finite le barelle volanti al San Carlo, esauriti i letti al San Paolo, in difficoltà anche Niguarda, Fatebenefratelli, Policlinico e De Marchi: i grandi Pronto soccorso di Milano - come risulta dal sito www.118milano.it - fanno i conti con il crowding (sovraffollamento). Il problema si trascina ormai da anni soprattutto in concomitanza all’esplosione dell’influenza: sono a letto tremila bambini tra zero e 4 anni, 4.500 tra i 5 e i 14 anni e almeno 12 mila adulti. Situazione simile a Pavia, Bergamo e Brescia. Trecentomila i lombardi ammalati. «Mai, negli ultimi sei anni, si era raggiunto un picco di influenza come quello in corso», assicura Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università Statale. Venerdì vertice a Milano tra Asl, 118 e Statale: non è esclusa, infatti, l’adozione del provvedimento che permette agli ospedali di bloccare i ricoveri programmati. È una misura che scatta in presenza di tre condizioni: picco di influenza, Pronto soccorso congestionati e saturazione dei reparti di Medicina. Le attese, ovviamente, riguardano solo i casi non urgenti. Di qui l’appello di Maria Antonietta Bressan: «Bisogna rivolgersi al Pronto soccorso solo se c’è una necessità reale. È sbagliato considerarlo un’alternativa al medico di famiglia». ] MILANO - Fino a 7 ore d'attesa per essere visitati. Il picco di influenza si trasforma (ancora una volta) nella Caporetto dei Pronto soccorso. Presi d'assalto, intasati, impotenti davanti all'onda d'urto dei pazienti, oltre mille solo ieri a metà pomeriggio nei principali ospedali di Milano. Sono malati che rimangono in attesa di una visita per ore e spesso non riescono, neppure in caso di bisogno, a essere smistati nei reparti di Medicina. Anche le corsie, infatti, scoppiano. E fuori si moltiplicano le ambulanze in coda: i lettini per sbarellare i pazienti non bastano, i mezzi di soccorso aspettano fino a 3 ore consecutive prima di riuscire a ripartire.

    È la fotografia scattata dalla Società di medicina d'Emergenza e Urgenza della Lombardia (Simeu): «Il Pronto soccorso affollato è sempre segno di un ospedale pieno - spiega Maria Antonietta Bressan, presidente Simeu -. Senza posti letto liberi per il ricovero in urgenza, i pazienti possono restare nei Pronto soccorso anche per 12 ore». Finite le barelle volanti al San Carlo, esauriti i letti al San Paolo, in difficoltà anche Niguarda, Fatebenefratelli, Policlinico e De Marchi: i grandi Pronto soccorso di Milano - come risulta dal sito www.118milano.it - fanno i conti con il crowding (sovraffollamento). Il problema si trascina ormai da anni soprattutto in concomitanza all'esplosione dell'influenza: sono a letto tremila bambini tra zero e 4 anni, 4.500 tra i 5 e i 14 anni e almeno 12 mila adulti.



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