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Cari genitori, non diventate vittime della paura delle vaccinazioni

tetano

Editor, Senior Moderator
Dal Blog Non Solo Influenza

di Stefano Prandoni




Premessa

Questo testo vuole essere un contributo, che si aggiunge a molti altri ben pi? autorevoli del mio, per cercare di convincere voi genitori sull? importanza delle vaccinazioni e sull? inconsistenza di molti timori che sempre pi? spesso gettano ombre su di un intervento che ha avuto in passato e continua ad avere un importante ruolo nell? assicurare condizioni di vita migliori per i vostri figli. Non ha la pretesa di riuscire a convincere chi ? gi? schierato ideologicamente contro di esse, ma ha la speranza di spingere nella giusta direzione almeno qualcuno di voi che ? disorientato dalla babele di notizie contraddittorie e fuorvianti presenti nella stampa e nella rete.
L? autore ? consapevole che il testo proposto potr? ferire o irritare genitori che hanno vissuto in buona fede il dramma di un figlio che considerano, a ragione o a torto, vittima delle vaccinazioni. A costoro esprimo tutta la mia simpatia e umana partecipazione, non altrettanto posso dire nei confronti di quelli che speculano su questi drammi per dare visibilit? a loro stessi e a teorie che portano sulla strada sbagliata tanti genitori. L? invito che faccio ai primi ? di superare le recriminazioni e i sentimenti di rabbia nei confronti delle istituzioni, della societ? e del mondo intero, che finiscono per avvelenare la loro intera esistenza senza apportare nessun sollievo al dramma che stanno vivendo e di considerarlo un prezzo certamente molto alto che ? stato loro richiesto nella battaglia dell? umanit? contro malattie che sono causa di uguali sofferenze per un numero molto superiore di famiglie.




La paura ? una componente essenziale della nostra vita e serve a farci evitare situazioni di pericolo attuali, prevedibili e talvolta solo immaginari ( fino a sfociare in veri e propri stati di ansia). Per secoli una delle paure che ha accomunato le popolazioni di tutto il mondo ? stata quella nei confronti di malattie che avevano un impatto devastante, in parte perch? non esistevano sistemi di cura e prevenzione efficaci e in parte per la mancanza di conoscenze sui fattori coinvolti nella loro trasmissione e diffusione.
Questo comportava un bilancio pesante in termini di vite umane, in particolare nei soggetti pi? deboli, in occasione delle varie epidemie che si susseguivano in tempi pi? o meno ravvicinati. Si generavano tanti figli e si metteva in conto che una parte di questi non sarebbero arrivati all' et? adulta. Adesso, fortunatamente, grazie al progredire delle conoscenze e ai successi della scienza medica, viviamo in un mondo pi? libero da molte malattie che hanno funestato l' umanit? nelle epoche passate, anche se, bisogna dire, sono aumentate quelle legate al prolungamento della vita e a stili di vita poco attenti e rispettosi degli equilibri del nostro corpo e della nostra mente. Ma un mondo pi? libero da malattie non ? per ci? stesso un mondo pi? libero da paure. Nella nostra epoca assistiamo a paure spesso immotivate e tanto maggiori quanto pi? si sono ristrette le famiglie. E? drasticamente diminuito il numero di figli che una coppia mette al mondo, 1-2 in media, mentre sono aumentate le preoccupazioni a loro carico e si cerca, a volte spasmodicamente, di metterli al riparo da tutti i potenziali pericoli, reali o immaginari.
Ecco che le notizie amplificate dalla stampa di morti improvvise e inaspettate, come nei casi di meningite fulminante, evocano paure che spesso sconfinano nel terrore o che comunque vanno al di l? di quello che ? il rischio reale, in verit? molto basso data la ridottissima probabilit? di diffusione di questa patologia. Si arriva cos? a genitori spaventati da ogni possibile malattia che possa colpire il loro pargoletto e che sarebbero disposti a vaccinarli anche nei confronti del comune raffreddore, se fosse disponibile un vaccino mirato ( che, a dir la verit?, le case farmaceutiche sarebbero ben liete di offrire loro se fosse disponibile).
Ma un fenomeno che sta emergendo, in un? epoca in cui si ? ridotto drasticamente il pericolo correlato alla circolazione degli agenti infettivi, ? quello della paura degli effetti avversi delle vaccinazioni, che pure hanno avuto un ruolo determinante nel rendere la nostra vita e quella dei nostri figli pi? sicura.
Il fatto ? che molte malattie del passato sono un ricordo sbiadito che solo le persone anziane conservano e le testimonianze delle loro gravi ricadute sulla salute sono confinate in libri e iconografie che ingialliscono sempre pi?, man mano che passa il tempo.
Paura su cui soffiano personaggi di eterogenea formazione culturale e professionale, compresi rappresentanti della classe medica i quali, fiutando opportunamente l? aria, si adoperano alacremente ad alimentare dubbi e incertezze e ad allargare sempre pi? il fronte del dissenso.
Io evito di affrontare l? argomento partendo dalle ormai innumerevoli ricerche scientifiche che hanno documentato in misura assai larga la quasi certa assenza di un nesso causale tra vaccini e malattie, in quanto quel ?quasi? per alcuni rappresenta una percentuale insignificante, per altri un mare senza confini. E se dovesse capitare proprio a mio figlio?
Cercher? invece di analizzare quelle che sono le radici del fenomeno.
Nella quotidianit? i pericoli si nascondono dietro ogni angolo e non c?? attivit? umana che non comporti qualche pur minimo rischio, anche l? innocente sonno pu? essere fonte di problemi potenzialmente fatali. Pensiamo alle passeggiate, ai giochi fatti in casa, alla frequentazione di luoghi pubblici, agli alimenti assunti.. basta leggere le cronache dei giornali e troveremo decine di incidenti, a volte purtroppo fatali, legati alle attivit? pi? banali della vita di tutti i giorni. Altre abitudini sono notoriamente ben pi? rischiose, come l? utilizzo dei veicoli di qualsiasi tipo per i nostri spostamenti. Se dovessimo tener conto di tutte queste potenziali minacce e ci sforzassimo di mettere al riparo noi e i nostri figli da tutti i possibili pericoli, la nostra vita diventerebbe un incubo e ci troveremmo ad essere paralizzati e incapaci di ogni attivit?. Nessuno di noi in realt? arriva a tanto, poich? abbiamo imparato ad addomesticare e a tenere sotto controllo queste paure, che certo si fanno sentire dentro di noi, ma senza condizionarci oltre una certa misura.
La ragione di ci? sta nella consapevolezza che abbiamo dell? entit? di questi rischi, che sono presenti sullo sfondo ma non interferiscono pi? di tanto con i nostri processi mentali e con le nostre attivit?.
Ci sono paure che possono avere un impatto diverso a seconda delle persone e del loro vissuto ma anche a seconda delle popolazioni e della diversa esposizione alle situazioni di pericolo. Una delle paure pi? grandi ? quella dei terremoti, il solo pensiero ci fa drizzare i capelli, eppure in Giappone la gente ? abituata a convivere con questa situazione e non si scompone pi? di tanto, anche di fronte a scosse che per noi sarebbero terribili. Certo, l? aver costruito secondo le norme pi? stringenti di sicurezza antisismica aiuta a tenere sotto controllo le emozioni, ma ci? non toglie che alla base di tutto vi sia l? abitudine e la conoscenza e il sapere esattamente cosa fare e cosa non fare in questi frangenti. E? un esempio per noi perch? dimostra che si possono padroneggiare paure anche molto grandi e basate su minacce reali.
La paura non ? quindi un? entit? assoluta, ma dipende da come ? strutturata la nostra personalit?, dal contesto in cui viviamo e dalle nostre percezioni ed elaborazioni. Sui primi due aspetti gli spazi di manovra sono ristretti, ma sul terzo possiamo cercare di intervenire per riportare in tutto nella giusta collocazione. Abbiamo per fortuna una parte razionale che deve sempre sovrintendere alle nostre emozioni.
La paura nei confronti delle malattie ? uno di quegli stati d? animo che si annida in profondit? nella nostra psiche e che affonda le sue radici nella storia dell? uomo perch?, come ho spiegato in precedenza, discendiamo da epoche non tanto remote in cui le epidemie mietevano molte vittime. Pur essendo mutato profondamente il contesto, continuiamo a subire l? influenza di questo sentimento, che si fa sentire in maniera pi? o meno acuta. In realt?, la maggior parte delle persone vive la propria vita senza farsi pi? di tanto condizionare, ma esiste una minoranza che viene costantemente agitata da paure, come quelle nei confronti di malattie immaginarie che deriverebbero dalla pratica vaccinale.
Il problema vero non sono le malattie, di cui raramente si ha esperienza diretta e di cui forse non avremmo mai sentito parlare se non fosse per il battage propagandistico che circonda l? argomento, ma la paura medesima che diventa un entit? svincolata da elementi reali e da ragionamenti concreti e che diventa egemone nei nostri processi mentali fino al punto di alterare la percezione della realt? e dei rischi connessi con il fare e con il non fare. La condivisione di uguali sentimenti da parte di persone che utilizzano gli stessi spazi, siano essi fisici o, come accade sempre pi? spesso, virtuali tende ad avere un azione di rinforzo su questi atteggiamenti. Se le nostre paure si limitassero a restare un fenomeno isolato e non si rispecchiassero nella gente con cui ci confrontiamo, siano essi vicini e conoscenti oppure membri di quelle comunit? allargate che sono rese possibili dai moderni strumenti di comunicazione, probabilmente perderebbero molto della loro capacit? di fare presa. Ma l? esistenza di tante persone, di ceto ed estrazione diverse, tutte accomunate dalle angosciose attese di questa nuova religione, i cui profeti sono personaggi che vantano titoli e competenze professionali, rende vera e autentica la nostra paura e le fa acquistare una dignit? e una forza che la legittimano pienamente davanti ai nostri occhi. Ma sempre e solo di paura si tratta, una paura che rende ciechi di fronte ad ogni evidenza contraria e che ci spinge a rifuggire da pericoli remoti e ipotetici anche di fronte a minacce ben pi? vicine e concrete a cui restiamo esposti. Ma il paradosso della vita di queste persone ? che la paura che credono di tenere sotto scacco diventa la vera dominatrice della loro esistenza ed ? destinata ad accompagnarli sotto varie forme e per tempi anche prolungati. Vediamo di capire il perch?.



Genitori al bivio​




Chi decide di sottoporre il proprio figlio alla vaccinazione fa un atto in cui prevale la consapevolezza dei benefici, anche se esistono dei margini di dubbio e di ansia sulle possibili reazioni. Ma questi ultimi sentimenti sono destinati ad affievolirsi sempre pi? man mano che passa il tempo e che avranno modo di constatare che la crescita e lo sviluppo del loro figlio non saranno minimamente pregiudicati e si rafforzer? invece sempre pi? la convinzione di aver fatto la cosa giusta, vedendo i loro figli crescere al riparo dalle molte insidie a cui la mancata protezione li avrebbe esposti. Ci sono milioni di persone nel mondo che hanno fatto almeno un vaccino nella loro vita e che sono arrivati alle soglie dell? et? senile alle prese solo con i disturbi tipici della loro et?, anche grazie ad una scelta fatta molti anni addietro da genitori responsabili. Calziamo adesso i panni di genitori in cui la paura ha avuto il sopravvento e, per allontanare un sentimento che atterrisce le loro menti, hanno deciso di non vaccinare la loro creatura. In un primo momento si sentiranno sollevati da un peso giudicato insopportabile, ma la paura scacciata dalla porta ? destinata inevitabilmente a rientrare dalla finestra. Ogni minimo malanno di cui soffriranno i loro bambini fin dalla pi? tenera et? far? da detonatore ad ansie e sensi di colpa rispetto alla decisione iniziale. Ogni caso di malattia prevenibile dalla vaccinazione di cui avranno notizia nella comunit? in cui vivono dester? il timore di conseguenze che si sarebbero potute evitare se la prima scelta fosse stata pi? ponderata. Verranno a conoscenza tramite i media, che spesso fanno da grancassa a questi drammi, di casi gravi o fatali di infezioni che oggi riusciamo a controllare grazie alle vaccinazioni ma non a debellare a motivo delle numerose persone sedotte dai vari apologeti della paura e dentro di loro risuoneranno quelle stesse corde che avevano creduto di non sentire pi? vibrare. I loro figli arriveranno con molta probabilit? all? et? adulta e alle soglie della vecchiaia alla pari dei tanti figli che sono stati vaccinati, grazie anche all? ombrello protettivo sotto cui hanno trovato riparo senza avere l? orgoglio di aver contribuito, ma esiste ancora il rischio che incontrino malattie (come l? epatite B) di cui debbano chiedere conto ai loro improvvidi genitori. Un? intera esistenza condizionata dalla paura e minata dai sensi di colpa, solo in parte attenuati dal richiamo ai sacri testi della dottrina antivaccinista e alle icone dei martiri delle vaccinazioni, uniche entit? a cui appoggiarsi nei momenti di sconforto e di dubbio su quella decisione di tanto tempo prima. ?Mio figlio non ? diventato autistico o cerebroleso? diventa il ritornello consolatore che render? meno intollerabile il peso che si portano dentro, chiudendo gli occhi davanti al fatto che milioni di bambini sono stati vaccinati senza conseguenze e che la scienza ci ha dimostrato in maniera pressoch? incontrovertibile che queste patologie non dipendono quasi mai dal vaccino. Ecco cosa succede quando la paura diventa pi? forte della cono-scienza. E tutto questo grazie ad un errore di percezione iniziale e per aver ceduto ad una paura che affonda le sue radici nelle nostre emozioni inconsce.
Si badi bene che queste stesse persone spesso convivono spensieratamente con rischi ben pi? concreti e reali, come quelli legati ai viaggi o agli stili di vita al punto di farsi loro stessi, in certi casi, promotori inconsapevoli di comportamenti che possono incidere pesantemente sul futuro dei loro figli, come le errate abitudini alimentari o l? accondiscendenza nei confronti del fumo o dell? alcool o la mancata adozione di misure di sicurezza nell? uso dei mezzi trasporti. Ma hanno deciso di consacrare ? forse ? meglio dire condannare- la loro vita e quella dei loro figli alla paura delle malattie immaginarie. Ma la paura, sotto altre forme, sar? poi un tormento che li affligger? per molto tempo.
L? invito che faccio ai genitori al bivio ? di riportare le cose nella loro giusta prospettiva e di considerare la paura legata alle vaccinazioni una delle tante prove della nostra vita, sicuramente non una delle pi? dure, il cui superamento li potr? rendere solo pi? forti e far? guardare con pi? serenit? al futuro dei loro figli.




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